Il giocatore di poker è qualcuno che pensa di essere più sveglio e intelligente del prossimo, e, nei casi dei professionisti, è spesso così. Eppure, anche i più forti al mondo a volte hanno delle superstizioni, dei riti fissi o degli oggetti che portano sempre con sé al tavolo. Andiamo a scoprire i modi più bizzarri per esorcizzare la sfortuna.

Poker e superstizione, i gesti più diffusi
Le superstizioni dei giocatori di poker
Il poker, soprattutto nella variante Texas Hold’em, è considerato un gioco di abilità con una componente aleatoria, che in termini volgari si definisce fortuna. I più forti giocatori professionisti sono molto abili nel decision-making, ovvero nel prendere buone decisioni, anche se poi l’esito della mano è deciso dalle carte. Dunque, anche il più freddo e calcolatore dei pokeristi, deve familiarizzare con il concetto di (s)fortuna.
Quanto abbiamo detto si riferisce ai più forti, mentre la stragrande maggioranza dei pokeristi è solo convinta di esserlo. A maggior ragione, il rapporto dei giocatori con la sorte è spesso difficile, e infatti è frequente vedere gesti, riti e oggetti che richiamino in qualche modo alla superstizione. Parliamo di portafortuna, ma anche di riti da ripetere prima di un tavolo finale o una partita importante.
Una delle superstizioni più diffuse tra i giocatori è il cosiddetto card protector. L’uso di questo oggetto è comunque consigliato perché, come recita il nome stesso, viene posizionato sopra alle proprie carte coperte, in modo da evitare che si scoprano per errore. Il campione del mondo 2004 Greg Raymer portava sempre con sé dei piccoli fossili, e per questo è stato soprannominato Fossilman.
Da Texas Dolly alla “mossa del giubbotto”
Naturalmente, un’ampia letteratura sulle superstizioni dei pokeristi è rappresentata dalle mani fortunate, o meglio da mani che si ritengono più fortunate di altre. Il leggendario Doyle Brunson, morto lo scorso maggio a 89 anni, vinse due campionati del mondo con un 10 e un 2. Da allora, 10-2 è soprannominata la mano Texas Dolly, nickname con cui Brunson era noto nell’ambiente.
Ovviamente ciò non significa affatto che Doyle Brunson puntasse tutto ogni volta che si ritrovava con un 10 e un 2, tutt’altro. Brunson era un professionista e come tale cercava sempre di giocare al meglio per vincere. Questo non vale per migliaia di amatori, che invece hanno la loro mano preferita, con cui magari hanno vinto una volta grazie alla fortuna, e non la molleranno mai più.
Come portafortuna, Sam Farha aveva sempre una sigaretta spenta in bocca, Dario Minieri divenne famoso per indossare la sciarpa della Roma. Ma la più buffa delle superstizioni pokeristiche è la mossa del giubbotto: quando si è in all in e ci si trova a un passo dall‘eliminazione, alzarsi e indossare la giacca è mossa diffusissima, per invocare la carta fortunata che alla fine ci salva.